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sabato, maggio 19, 2007
 

Esistenza e eternità dell'anima. (ottava puntata ).

fosse così la mia mente...

Natura della Mente.

  Farò subito una affermazione:  la Mente NON è un "prodotto" del cervello, come invece un calcolo è un prodotto dell'elaboratore che lo esegue, lo materializza e lo ricorda.

 Rifiuto di credere che la Mente sia l'insieme delle capacità di elaborazione del cervello. Sono totalmente contrario a quella che viene chiamata A.I. Intelligenza Artificiale; i sostenitori della A.I dicono che non ci sono differenze qualitative tra questo elaboratore e il mio cervello. Solo differenze quantitative: il mio cervello è solo un grossissimo elaboratore costruito su basi biologiche.

Ma allora quale è la natura della mente?

Per spiegare l'idea devo ripartire dal concetto di emergenza di cui parla Robert Laughlin. Lo scienziato premio Nobel americano la racconta in modo abbastanza complicato e specialistico,
 però il succo è questo: esiste un fenomeno fisico,  cioè un concreto aspetto della natura fisica dell’Universo, che L. chiama emergenza, tale per cui da una sottostante realtà caotica, incerta e probabilistica, quale quella degli atomi pensati come particelle quantiche, emerge una realtà solida, rassicurante, permanente e utilizzabile , quale i cristalli.

Mi ero spesso chiesto, leggendo di fisica quantistica,( che tratta quantum di energia sfuggevoli e bastarde nel comportamento ) quale fosse il legame con la corposità del mondo reale, duro, affidabile e pesante. La risposta che mi ero dato era che “ovviamente” gli atomi si disponevano in strutture ripetitive e armoniche legate da forze- i cristalli- o si addensavano in liquidi molto viscosi ( come i vetri ).

Ma L. obietta che non sempre gli atomi e le sue componenti si comportano così. Quando sono pochi si comportano quantisticamente e cioè da pazzarelli, un poco particelle un poco onde, maldefinibili e assolutamente imprevedibili. E’ solo quando abbiamo a che fare con un grandissimo numero di atomi che improvvisamente emerge una struttura superiore che chiamiamo cristalli.

bellezza emergente?

 E questo è un fenomeno fisico.

Da cui la legge: dalla natura quantistica probabilistica delle singole particelle e atomi origina per natura, quando siano in numero altissimo, una struttura completamente diversa e capace di diverso comportamento, utilità e carattere.

Allora io dico che, dato un altissimo numero di neuroni, che sono già emergenza dal livello della realtà particellare e atomica a quello molecolare specializzato,  emerge una struttura completamente diversa e capace di diverso comportamento, utilità e carattere che noi chiamiamo mente.

La nuova struttura non è materiale. Il neurone è la frontiera, la massima emergenza possibile nel campo fisico. E’ l’estrema specializzazione della materia-energia sottostante, partita dall’atomo e dalle sue componenti, ed emersa per salti a cristallo ( mi viene in mente che i virus sono cristalli di grande specializzazione…) a molecola , a cellula e poi a neurone.
Il neurone è una cellula che si connette .  Il neurone può costituire reti perché ha acquisito la proprietà di gestire segnali- proprietà che non è presente in nessuna altra cellula in quella forma.

L’emergenza che, per gran numero di neuroni in gioco,  è consentita, non è più materiale ma immateriale,. Appartiene ad un livello di realtà ( che fa sempre parte di questo Universo e di questa Natura,) che Penrose chiama il mondo delle idee. Il pensiero e la coscienza sono pertanto realtà sottese dai neuroni ma che poi vivono di vita propria, come un cristallo, sotteso dagli atomi che lo compongono, si presenta nelle sue armonie di forma.

Se fossimo abituati a pensare alle realtà immateriali che abbiamo davanti, come la bellezza, l’amore o la sostanza della musica, una affermazione del genere parrebbe ovvia. La parte “spirituale” dell’uomo, che abbiamo voluto confinare in qualche spazio di trascendenza,  è immanente nell’Universo e vive di una propria indiscutibile realtà come il brillare del diamante.

Immagini: Calabi Yau - qui. Cristallo d'acqua - qui

postato da ilvecchiodellamontagna | 13:06 | commenti (23)


martedì, maggio 15, 2007
 

Esistenza e immortalità dell'anima. ( settima puntata )

La Mente e l'Anima.

Mi piacerebbe ora capire i legami che ci sono tra Mente e Anima. Scritte con la maiuscola, per rammentare quanta complessità queste due parolette contengono.
Però, tanto è difficile e sfuggente parlare dell'Aniama ( e le sei puntate precedenti lo provano ) tanto sembra facile scrivere della Mente.

C'è un perchè, e forzatamente ci devo scrivere sopra. Il perchè è che la falsa scienza che ci viene propinata dai divulgatori della ( falsa  ) scienza ci racconta che sappiamo cosa è la mente.
Mi è capitato tra le mani una intervista a Nicholas Humphery ( l'Espresso del 17 Maggio 2007 )
Titolo: Perchè crediamo di avere un'anima.  ( sottinteso: non abbiamo un'anima, lo crediamo soltanto ) .  Sottotitolo: Come può l'attività chimica dei neuroni creare quello che chiamiamo mente?  ( qui si dà per scontato che è l'attività chimica dei neuroni a creare quello che chiamiamo mente. Si tratta solo di spiegare come. )

Questo è un esempio di mistificazione della scienza, un inganno per il lettore e la prefabbricazione bugiarda di certezze scientiste, e non scientifiche. Un'operazione indecente

E' ancora più sorprendente leggere domande e risposte dell'intervista. Humphrey  è una persona seria. Alla domanda di come possa l'attività elettrica e chimica del cervello  creare "quel fenomeno" che chiamiamo mente o anima  ( ma  non sono la stessa cosa, o bischero! ) risponde che non lo sa. Credo che la verità sulla coscienza si rivelerà essere una forma improbabile di ingegneria biologica, una sorta di trucco che la natura ci ha giocato.
Insomma, non lo sa, e in effetti non lo sappiamo.

Domanda:
quanto hanno aggiunto le neuroscienze alla comprensione della coscienza rispetto alla filosofia? Le neuroscienze potrebbero...ma non credo che abbiano raggiunto una comprensione della natura della coscienza.

Domanda: ...
quale sarebbe il vantaggio evolutivo di convincersi di avere un'anima? ....mi azzardo a dire...che la natura ha trovato il modo di farci credere che noi, con la nostra magica coscienza, siamo più importanti di quello che realmente siamo, spingendoci a volere di più e quindi a fare di più.

Se questa risposta misurasse la profondità di pensiero di mister Humphrey, condoglianze alla London School of Economics che gli paga lo stipendio.Naturalmente non sarà così e non voglio giudicare senza conoscere. Volevo solo mostrare come intervistatori come Nicola Nosengo ( il bischero che confonde anima e mente ) siano il prodotto della informazione truffaldina che circola grazie a scientisti divulgatori alla Piero Angela  e come intervistati alla Humphrey non dovrebbero prestarsi al giochino.

Per capire in che acque si naviga elenco un gruppo di scienziati che studiano la Mente con le rispettive schematiche opinioni:

Gli autori - scienziati e filosofi - che attualmente si interessano al problema della coscienza e degli stati mentali sono moltissimi, ed estremamente variegata è la gamma delle loro posizioni. Ci limitiamo ad indicarne alcune tra le più significative nell'ambito dell'attuale dibattito.

DAVID CHALMERS
Filosofo australiano, famoso soprattutto per aver messo a fuoco il principale problema della coscienza - il problema difficile -, come egli lo definisce, consistente nello stabilire la natura del rapporto tra i processi nervosi e l'esperienza soggettiva.

PAUL CHURCHLAND
Uno dei principali sostenitori del cosiddetto "materialismo eliminativo", secondo cui i contenuti e gli stati mentali sono completamente riducibili alla sfera dei fenomeni fisici. Churchland rifiuta il modello computazionale della mente, caratterizzato da un funzionamento seriale, proponendo invece un paradigma basato sul connessionismo (vedi
reti neurali), che rappresenta più adeguatamente il modo di operare del cervello (esecuzione di più compiti in parallelo).

ANTONIO DAMASIO
Neuroscienziato portoghese che critica la razionalità attribuita alle nostre scelte. Partendo dall'osservazione di casi clinici, egli propone un modello secondo il quale le emozioni e i sentimenti costituiscono una sorta di percorso abbreviato in molti dei processi decisionali dell'uomo.

DANIEL DENNETT
Accanito sostenitore dell'analogia funzionale tra cervello e computer, tende a sminuire l'importanza dei contenuti soggettivi - i cosiddetti qualia - , ponendo invece l'accento sugli effettivi processi che si svolgono nel cervello.

JOHN ECCLES
Rappresentante moderno del dualismo mente-corpo, rivisitato alla luce della meccanica quantistica.

GERALD EDELMAN
Principale rappresentante del cosiddetto darwinismo neurale, concezione secondo la quale il cervello si svilupperebbe in seguito all'interazione dell'organismo con l'ambiente, attraverso un meccanismo che ricorda molto da vicino la selezione darwiniana.

JERRY FODOR
Si oppone all'analogia tra mente e computer, proponendo un modello modulare della mente, secondo il quale la mente sarebbe formata da moduli che agiscono in modo sostanzialmente autonomo, senza essere influenzati dallo stato generale del sistema.

MARVIN MINSKY
Considerato uno dei padri dell'intelligenza artificiale, propone un modello di mente costituito da un gran numero di "agenti" specializzati che cooperano tra loro.

THOMAS NAGEL
Filosofo conosciuto soprattutto per il suo saggio "Che cosa si prova ad essere un pipistrello?" (1), nel quale egli critica le pretese riduzionistiche di ricondurre gli stati mentali ai processi oggettivamente rilevabili all'interno del cervello.

ROGER PENROSE
Partendo dall'osservazione che alcune operazioni compiute dalla mente umana non sono riconducibili alla computazione, nega ogni possibilità di riprodurre le capacità mentali tramite un elaboratore elettronico. Egli ipotizza la possibilità di spiegare i fenomeni coscienti all'interno di una teoria che unifichi la relatività con la meccanica quantistica.

HILARY PUTNAM
Da una iniziale adesione al funzionalismo, ne ha preso successivamente le distanze, arrivando a riconoscere una dimensione autonoma agli stati mentali.

RICHARD RORTY
Filosofo proveniente dall'area analitica, critica la nozione di irriducibilità della coscienza, sostenendo che lo stesso concetto di "mente" è destinato a scomparire col progredire della conoscenza dei concreti processi cerebrali.

JOHN SEARLE
Critica decisamente il modello computazionale della mente umana, mettendo in rilievo la differenza sostanziale esistente tra l'esecuzione meccanica di operazioni sulla base di un programma (computer) e la comprensione autentica di ciò che si sta facendo (mente umana).


La magnifica  scheda è di  Astro Calisi - e-mail: astrocalisi@gmail.com]  e si trova in questo bel sito, Il Diogene.

Mi fermo qui, rimandando a poi la parte positiva del discorso. Proporrò una mia teoria su cosa sia le mente....

Si scherza! Ma,  rimuginando una certa idea, non resisterò alla tentazione di raccontarvela. E intanto, buona notte e attenti ai Gatti e alle Volpi che spacciano certezze, invece di coltivare dubbi....

postato da ilvecchiodellamontagna | 13:36 | commenti (7)


giovedì, maggio 03, 2007
 

Esistenza e immortalità dell'anima (sesta  puntata )

moussette_aur16jul1_c1Nostra sorella morte corporale.

Ogni volta che ripenso questo verso di San Francesco mi viene da sorridere. C'è dentro una così radicale ridimensionamento della morte! Intanto è nostra sorella, e dunque ci sta accanto amichevolmente, è una presenza gentile. E poi è "corporale", niente di più. Comprendiamo presto che il meraviglioso hardware che è il nostro corpo si avvia piano piano a disfarsi.

Ho sempre considerato il mio corpo come una cooperativa di cellule che hanno rinunciato alla loro generica "cellularità" per specializzarsi al servizio di tutte le altre e costruire insieme il mio corpo.  Gli bastava fermarsi e costruire un piccolo cervello, e sarei stato un magnifico rettile! Invece,  eccomi qui a scrivere di anima e morte e immortalità...

Il mistero dell'uomo è così fitto che uno scienziato come Roger Penrose, per non dover introdurre un qualche Disegno Intelligente che spieghi l'autocoscienza e le capacità della nostra mente ha ipotizzato una non ancora scoperta fisica quantistica,  che operi a livello dei microtuboli cerebrali.  
Si può invece credere che esista un verificabile ulteriore livello di "finezza", che emerge dalla già finissima trama cerebrale.  Come gli atomi di carbonio, azoto, idrogeno e ossigeno che compongono la struttura cerebrale non muoiono al suo disfarsi  ( nella trasformazione dal complesso al semplice ) così l'ulteriore struttura fine e complessa Anima non muore al disfarsi della struttura cerebrale. Torna ad essere libera. Non è mortale,  non muore col suo corpo.

Qualcuno dirà che sono fantasie e che non c'è niente di provato. Vero. Ma non c'è niente di più banale e provvisorio delle realtà provate, certificate per misura e esperimento. Possono servire, queste realtà, per costruire computer e astronavi. Ma non spiegheranno mai la magia del Mondo, nè perchè a voi  e a me paia magico il Mondo, e perchè la nostra mente si bei di un'aurora boreale, o di un'aurora in Minnesota....

Ci sono spazi nella mente dell'uomo pronti a ricevere cose che paiono troppo leggère per essere reali, come Bellezza, Amore, Armonia. Non eccitano i neuroni, non impegnano i recettori chimici. Suonano un altro Strumento. E quello strumento è l'immortale Noi che chiamiamo Anima.

Nel buddhismo, attraverso la pratica e la meditazione si ricerca in noi Chiara Luce Primordiale, che sopravvive al disfacimento del corpo e rinasce in vite successive. "Quella" siamo noi e raggiungerla è raggiungere l'Illuminazione. 
E qui mi fermo, in buonissima compagnia...

aurora in Minnesota...grazie harmonia.    

Buona notte fino all'aurora di domani!

postato da ilvecchiodellamontagna | 21:52 | commenti (17)