Aspettando Settembre per riprendere i temi degli ultimi post ( mente e Cristianesimo, troppo tosti per l'Agosto ) ho continuato a leggermi i volumi della Storia della Filosofia di Emanuele Severino. Rigorosamente la mattina, dopo la pseudocolazione di caffellattemagroamaro e le abluzioni. Una magnifica lettura, perchè Severino è chiaro e sintetico quanto profondo e esauriente. Una lettura a volo radente, e se dovessi vantarmi, ora che ho quasi finito, di conoscere la filosofia occidentale dai Greci ai giorni nostri mentirei. Come vantarsi di conoscere gli Stati Uniti volandoci sopra con Google Earth.
Però lo svolazzo mi consente qualche osservazione che non mi pare da poco.
La prima è che non ci sono donne. Occorre correggere il titolo. E' la storia della filosofia occidentale maschile dai Greci ai nostri tempi. E questa assoluta assenza ne dimezza il valore. Magari sotto questa mancanza se ne nasconde una più grave: è la filosofia di una sola parte della mente umana, quella razionale, che si manifesta col linguaggio scritto.
La seconda è che dietro ogni sistema filosofico ci sta un filosofo, in carne, ossa, vicende, carenze, fissazioni, storia famigliare, finale e morte. E questo dimezza quella metà del valore che era rimasto.
La terza è che nessun filosofo, dico nessuno, riflette sopra lo straordinario evento che proprio lui si trovi lì a filosofare. Non c'è nessuna sorpresa dell'esserci. Eppure l'esserci è la cosa più stupefacente che ci sia potuto capitare. E' la sorpresa di esserci che fa cantare gli uccelli, ruzzare i gatti, galoppare i cavalli e ridere i bambini. I filosofi, niente. Neanche un brivido, tutti presi a girare e rigirare analisi, pensieri, definizioni e considerazioni. Non vedono e non sentono il mondo delle paperelle. O, se lo vedono, lo ricacciano tra le cose di poco conto, come fosse cosa da donne, appunto, da riguardare a bocca torta dopo le fatiche del pensiero.
E infatti, la quarta osservazione è che questo mondo di pensiero tutto maschile e tutto compreso nel lavoro immane crede davvero di essere in caccia dell epistème, il fondamento, la verità incontrovertibile, la soluzione del senso. Che scaturirà per l'appunto dal suo proprio cervello, dalla sua mente. Questa presunzione diviene, a partire dai Greci, sempre più cieca, sempre più dimentica delle paperelle, fino a ridursi all'affermazione che solo quello che è pensabile esiste.
Figuriamoci. Su un pianetino di Sol e per la precisione il terzo, esce una specie bipede e spelata che ha l'arroganza di proclamarsi il fondamento del Cosmo. Se non posso pensarti, non esisti. Io lo dico.
Le paperelle, come i gatti, gli uccelli, i cavalli e i bambini ( ma anche le donne, quando finalmente potranno ) ridono e giocano. Credo che le paperelle abbiano appena finito di leggersi la Storia della filosofia, in tre volumi, di Emanuele Severino.
Buona notte con un gatto sul letto!
"Secondo quanto ci viene tramandato, è nell’ambito della scuola pitagorica (VI sec. A.C.) che le donne fecero la loro prima apparizione come seguaci e praticanti di filosofia. Giamblico(251-325 d.C.), nella sua Vita pitagorica, parla di ben 17 discepole di Pitagora! Intorno al 440 a.C., si distinse Aspasia di Mileto, che fu l’amante di Pericle e la sua casa fu il centro della vita letteraria e filosofica dell’Atene del V secolo.Tra le donne che fecero professione di filosofia incontriamo Diotima ,sacerdotessa di Mantinea. E’ famosa perché viene soprattutto ricordata in un dialogo platonico, il Simposio (201 d – 212 c), in cui Socrate dice di aver appreso da lei la teoria dell’amore.
Diogene Laerzio ci parla di Ipparchia, che aderì alle teorie dei Cinici. Di lei viene esaltata la grande cultura filosofica e l’eleganza del ragionamento, paragonandola addirittura a Platone. Piuttosto discussa è la figura di Leonzia (Leonzio o Leontina) ,forse cortegiana di Epicuro, si dice abbia scritto una invettiva contro un altro celebre filosofo, Teofrasto.
Comunque, la più rilevante figura di filosofa che viene tramandata dall’antichità greca è quella di Ipazia, di tendenze neoplatoniche, morta verso il 415 d.C. Fu figlia del matematico e astronomo Teone di Alessandria e si interessò lei stessa di scienze. Si recò ad Atene ed ebbe una notevole influenza negli ambienti filosofici unificando il pensiero matematico col neoplatonismo. Di religione pagana, ma fautrice della distinzione e autonomia fra filosofia e religione, acquistò prestigio anche negli ambienti politici, frequentando il prefetto romano Oreste. Ciò le attirò il rancore degli ambienti cristiani e un giorno Ipazia fu aggredita per strada e uccisa da un gruppo di fanatici. L’episodio della drammatica morte della donna ha colpito scrittori di diverse epoche: il più recente è stato Charles Péguy(1873-1814),che l’ha immortalata come l’ultima e pura erede del pensiero greco.
Nel mondo romano vi fu ad esempio Plotina, consorte dell’imperatore Traiano (53-117 d.C.), che fu seguace della scuola epicurea e ne favorì il rilancio a Roma.
Dopo il Medioevo, in cui ci furono alcune figure notevolissime che però preferisco trattare nella sezione delle donne scienziate (per adesso le citerò soltanto: Trotula de Ruggiero, Ildegarda di Bingen, Rebecca Guarna), arriviamo al Cinquecento al Seicento con Cristina di Lorena (1565-1636) e Elisabetta di Boemia (1618-1680) . La prima fu famosa, tra l’altro, per essere stata la destinataria delle lettere di Galilei, denominate in seguito Lettere copernicane: in esse Galilei voleva mostrare a Cristina come le sue idee non fossero in contrasto con la Bibbia.
Molto più rilevante, dal punto di vista filosofico, fu lo scambio epistolare fra la bellissima principessa del Palatinato, Elisabetta, e il filosofo francese Cartesio. I due si scrissero dal 1643 al 1649 : il carteggio a noi pervenuto comprende 26 lettere della principessa e 33 del filosofo. In genere il contenuto degli scritti di Elisabetta viene sottostimato, a vantaggio delle idee del filosofo, mentre in realtà Elisabetta pone delle questioni che mettono in difficoltà il celebre pensatore. Elisabetta era ad es. poco persuasa della soluzione data da Cartesio al rapporto fra l’anima e il corpo :
"Io confesso che mi sarebbe molto più facile concedere all’anima la materia e l’estensione,piuttosto che dare a un essere immateriale la capacità di muovere un corpo o di esserne mosso".
In un’altra lettera, Elisabetta pone acutamente in dubbio la possibilità che l’anima , in quanto separata dal corpo, possa con l’esercizio della sola volontà raggiungere la "beatitudine". Insomma, nel complesso delle lettere della principessa emerge un vigile ed acuto senso critico che non si lasciava facilmente convincere dalle opinioni di un filosofo celebre e rispettato da tutti.
Nella cultura protestante inglese del Seicento una figura di spicco fu quella di Mary Astell (1666-1731). Dalla sua formazione (grazie ad uno zio che le fece da precettore e le permise di studiare e leggere di tutto) trasse il profondo convincimento della legittimità e della necessità di una evoluzione spirituale e culturale delle donne e decise di adoperarsi per spezzare il circolo vizioso di ignoranza e inferiorità culturale che imprigionava gran parte delle donne del suo tempo. Intorno alla Astell, a Chelsea nei pressi di Londra,si venne formando un Club di donne ,per lo più nubili o vedove, mosso da principi di devozione e di carità oltre che da interessi di studio e di discussione. Il Club svolgeva anche una discreta e attenta attività esistenziale verso altre donne bisognose. In Alcune riflessioni sul matrimonio(1700), criticava la costrizione al matrimonio di cui erano vittime le donne del tempo, terrorizzate dall’idea di restare zitelle e quindi pressate dal bisogno comunque di trovare un marito. Per la A. una adeguata istruzione era la premessa irrinunciabile della libertà di scelta delle donne. Qui interveniva il progetto di un "monastero protestante femminile" che costituisse una sorta di scuola di donne per le donne, per dare alle allieve la piena padronanza dei propri mezzi intellettuali.
Di grande rilievo è l’opera filosofica e letteraria di Lucrezia Marinelli (1571-16 ), figlia di un medico e filosofo di orientamento aristotelico. Compose diverse opere letterarie ed un poema epico-cavalleresco, ma lo scritto principale che a noi interessa particolarmente è La nobiltà e l’eccellenza delle donne co’ difetti et mancamenti degli uomini(1601). In essa l’autrice parte da una analisi approfondita dei testi antichi (Platone, Aristotele, Plutarco ecc.) e conclude per la sostanziale eguaglianza fisica e metafisica fra uomo e donna postulata dai grandi filosofi. Si sofferma anche sul mito delle Amazzoni porta ulteriori elementi a sostegno della tesi della parità uomo-donna. La parte più suggestiva del testo è quella relativa alle donne protagoniste della storia della letteratura e del pensiero. Il fine del discorso non è mai moraleggiante bensì è quello di argomentare rigorosamente la tesi della parità e dell’eccellenza delle donne anche in campo intellettuale.
Solo un cenno a due altre figure interessantissime : Suor Juana Inés de la Cruz (1648-1695) e Margaret Cavendish, Duchessa di Newcastle (1624-1674). La prima fu, nel Messico del Seicento, una figura eccezionale di poetessa, filosofa, letterata di spicco, che si fece religiosa solo per seguire la sua autentica vocazione, quella della scrittura e dello studio. La seconda fu, nel suo tempo, un genio incompreso : scrisse versi, pensieri, commedie, orazioni ecc. Amava scrivere sugli argomenti più disparati : si interrogava sul perché i cani felici agitino la coda, sulla storia dei monasteri inglesi, sulle virtù delle fate, e si chiedeva se i pesci sanno che il mare è salato.
Arriviamo infine all’Ottocento e alla figura eccezionale di una italiana, Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808-1871). La sua vita ha attraversato la storia italiana dall’età della Restaurazione fino all’unificazione. Ella fu una storica e una filosofa di ottimo livello. Nel 1843 pubblicò in 4 volumi il Saggio sulla formazione del dogma cattolico ,nel 1844 scrisse l’ Essai sur Vico e tradusse in francese la Scienza Nuova . Fondò inoltre diverse riviste culturali, pubblicò saggi storici e partecipò attivamente alla vita politica risorgimentale. Nella sua opera del 1843 fornisce una interpretazione liberale del cristianesimo in quanto dottrina della progressiva redenzione umana attraverso la storia: si dichiara quindi contraria ad ogni tesi di tipo agostiniano o giansenistico che postuli l’eternità del male e del peccato.
Un discorso a parte merita il saggio Della condizione delle donne e del loro avvenire(1866) : la donna italiana è sempre stata – secondo la Belgioioso – una donna attiva e generosa, nella vita domestica come, quando ha potuto farlo, in quella pubblica. Perché allora vige la massima della inferiorità femminile? La Belgioioso si contrappone alle femministe riformatrici in quanto vogliono destrutturare l’ordine sociale senza proporre, a suo avviso, alcuna alternativa. Nell’Italia che ha raggiunto a stento una ancora precaria unità nazionale, riforme troppo radicali sarebbero pericolose e premature. Bisogna piuttosto che le donne rimangano .per lo più, nei loro ruoli tradizionali, svolgendoli al meglio e con quello spirito costruttivo che le ha sempre contraddistinte. Su questa base le donne del futuro potranno costruire, forse, una diversa e più piena forma di felicità.
E concludiamo con il nostro secolo presentando brevemente alcune famose filosofe del Novecento.
EDITH STEIN (1891-1942)
Nata da una famiglia di commercianti ebrei, studiò filosofia a Gottinga con Husserl (il fondatore della corrente filosofica chiamata "fenomenologia", che anticiperà alcuni temi dell’esistenzialismo) e ne divenne assistente. Dopo aver letto la Vita di S.Teresa d’Avila , si convertì nel 1922 al cattolicesimo e nel 1934 si fece suora carmelitana. Nel 1942 fu deportata ad Auschwitz e qui morì poco dopo. E’ stata proclamata "beata" nel 1987. L’originalità del pensiero filosofico di E.S. si nota già dalla sua tesi su Il problema dell’empatia (1917) : per la S. l’empatia è "l’esperienza di soggetti altri da noi e del loro vissuto". Essa va distinta sia dalla percezione che dal ricordo. Il cogliere l’esperienza altrui è un atto consustanziale, integrativo e correttivo della mia esperienza di me stesso e del mio mondo. L’esperienza della empatia non si attua solo al livello della coscienza ma anche a quello dello spirito, dove si è in grado di cogliere il mondo..."
Ho creduto bene di pubblicare questo "allegato al commento" di Harmonia (grazie e ben tornata!) perchè contiene notizie e collegamenti di grande interesse, e attinenti al testo.
Continuo però a rimpiangere una originale filosofia al femminile, insomma uno sguardo femminile del Reale, sistemato in teoria. Non è mai nato. Mi auguro sia per il futuro. Ma di sicuro l'umanità ha perso molto, sprecando l'intelligenza dell' "altra metà del Cielo ".
scrivere qualcosa, ma fa troppo caldo. Nonostante i duecento metri di altitudine e le montagne, fa troppo caldo. Si sta meglio nel vecchio casale, che di metri ne fà quattrocentotrentatrè, ma lì non ho collegamento internet.
Mi agito solo di mattina. Dalle 14, paralisi in casa, ventilatori ( odio i condizionamenti, anche solo d'aria...) e silenziosa inettitudine, stuporosa resa.
Alle ventidue il mondo comincia lentamente a freddarsi, ma il davanzale della finestra di ponente scotta.
Ho messo su Leonard Cohen ( cara Beatrice, grazie della disponibilità, ma ho finito per comprarmelo...) e mi sono riletto gli ultimi commenti su Don Milani.
Che sono diventati bei spunti di confronto su Gesù, la Sua Chiesa e Dio.
Voglio ringraziare degli auguri di buon onomastico, scortesemente ignorati. E di tutte le voci affettuose che ho raccolto con cura e riconoscenza. E' che sono tirato per la giacca da necessità numerose, e questo blog non è una necessità.
E' però, nei legami che genera ( perchè sono legami veri ) una gran fortuna.
L'estate mi è sempre meno congeniale. Da giovane voleva dire mare, barca e pesca, pesca praticamente professionale, nell'antico modo del procurarsi il cibo per la giornata, invece che passare in pescheria...
Da vecchio il sole mi stordisce, l'esibizione di energia che tutti sembrano impegnati a dimostrare mi intenerisce. Ci misuro la mia, e la sua irresistibile parabola verso il basso.
Beatrice cara, sono andato a vedermi chi è Mauro Corona . Beh, sono il suo contrario; non ho la barba e quanto lui è camoscio io sono tricheco.....
I temi e gli spunti così importanti che sono usciti si scontrano contro la mia trichechità e la gran luce di Luglio. Domani proverò un post conclusivo, e poi mi darò a post leggeri, come insalatine di erbe di campo...
Buon fine settimana, mare, montagna e sole garbato....
Diogene Laerzio ci parla di Ipparchia, che aderì alle teorie dei Cinici. Di lei viene esaltata la grande cultura filosofica e l’eleganza del ragionamento, paragonandola addirittura a Platone. Piuttosto discussa è la figura di Leonzia (Leonzio o Leontina) ,forse cortegiana di Epicuro, si dice abbia scritto una invettiva contro un altro celebre filosofo, Teofrasto.
Comunque, la più rilevante figura di filosofa che viene tramandata dall’antichità greca è quella di Ipazia, di tendenze neoplatoniche, morta verso il 415 d.C. Fu figlia del matematico e astronomo Teone di Alessandria e si interessò lei stessa di scienze. Si recò ad Atene ed ebbe una notevole influenza negli ambienti filosofici unificando il pensiero matematico col neoplatonismo. Di religione pagana, ma fautrice della distinzione e autonomia fra filosofia e religione, acquistò prestigio anche negli ambienti politici, frequentando il prefetto romano Oreste. Ciò le attirò il rancore degli ambienti cristiani e un giorno Ipazia fu aggredita per strada e uccisa da un gruppo di fanatici. L’episodio della drammatica morte della donna ha colpito scrittori di diverse epoche: il più recente è stato Charles Péguy(1873-1814),che l’ha immortalata come l’ultima e pura erede del pensiero greco.
Nel mondo romano vi fu ad esempio Plotina, consorte dell’imperatore Traiano (53-117 d.C.), che fu seguace della scuola epicurea e ne favorì il rilancio a Roma.
Dopo il Medioevo, in cui ci furono alcune figure notevolissime che però preferisco trattare nella sezione delle donne scienziate (per adesso le citerò soltanto: Trotula de Ruggiero, Ildegarda di Bingen, Rebecca Guarna), arriviamo al Cinquecento al Seicento con Cristina di Lorena (1565-1636) e Elisabetta di Boemia (1618-1680) . La prima fu famosa, tra l’altro, per essere stata la destinataria delle lettere di Galilei, denominate in seguito Lettere copernicane: in esse Galilei voleva mostrare a Cristina come le sue idee non fossero in contrasto con la Bibbia.
Molto più rilevante, dal punto di vista filosofico, fu lo scambio epistolare fra la bellissima principessa del Palatinato, Elisabetta, e il filosofo francese Cartesio. I due si scrissero dal 1643 al 1649 : il carteggio a noi pervenuto comprende 26 lettere della principessa e 33 del filosofo. In genere il contenuto degli scritti di Elisabetta viene sottostimato, a vantaggio delle idee del filosofo, mentre in realtà Elisabetta pone delle questioni che mettono in difficoltà il celebre pensatore. Elisabetta era ad es. poco persuasa della soluzione data da Cartesio al rapporto fra l’anima e il corpo :
"Io confesso che mi sarebbe molto più facile concedere all’anima la materia e l’estensione,piuttosto che dare a un essere immateriale la capacità di muovere un corpo o di esserne mosso".
In un’altra lettera, Elisabetta pone acutamente in dubbio la possibilità che l’anima , in quanto separata dal corpo, possa con l’esercizio della sola volontà raggiungere la "beatitudine". Insomma, nel complesso delle lettere della principessa emerge un vigile ed acuto senso critico che non si lasciava facilmente convincere dalle opinioni di un filosofo celebre e rispettato da tutti.
Nella cultura protestante inglese del Seicento una figura di spicco fu quella di Mary Astell (1666-1731). Dalla sua formazione (grazie ad uno zio che le fece da precettore e le permise di studiare e leggere di tutto) trasse il profondo convincimento della legittimità e della necessità di una evoluzione spirituale e culturale delle donne e decise di adoperarsi per spezzare il circolo vizioso di ignoranza e inferiorità culturale che imprigionava gran parte delle donne del suo tempo. Intorno alla Astell, a Chelsea nei pressi di Londra,si venne formando un Club di donne ,per lo più nubili o vedove, mosso da principi di devozione e di carità oltre che da interessi di studio e di discussione. Il Club svolgeva anche una discreta e attenta attività esistenziale verso altre donne bisognose. In Alcune riflessioni sul matrimonio(1700), criticava la costrizione al matrimonio di cui erano vittime le donne del tempo, terrorizzate dall’idea di restare zitelle e quindi pressate dal bisogno comunque di trovare un marito. Per la A. una adeguata istruzione era la premessa irrinunciabile della libertà di scelta delle donne. Qui interveniva il progetto di un "monastero protestante femminile" che costituisse una sorta di scuola di donne per le donne, per dare alle allieve la piena padronanza dei propri mezzi intellettuali.
Di grande rilievo è l’opera filosofica e letteraria di Lucrezia Marinelli (1571-16 ), figlia di un medico e filosofo di orientamento aristotelico. Compose diverse opere letterarie ed un poema epico-cavalleresco, ma lo scritto principale che a noi interessa particolarmente è La nobiltà e l’eccellenza delle donne co’ difetti et mancamenti degli uomini(1601). In essa l’autrice parte da una analisi approfondita dei testi antichi (Platone, Aristotele, Plutarco ecc.) e conclude per la sostanziale eguaglianza fisica e metafisica fra uomo e donna postulata dai grandi filosofi. Si sofferma anche sul mito delle Amazzoni porta ulteriori elementi a sostegno della tesi della parità uomo-donna. La parte più suggestiva del testo è quella relativa alle donne protagoniste della storia della letteratura e del pensiero. Il fine del discorso non è mai moraleggiante bensì è quello di argomentare rigorosamente la tesi della parità e dell’eccellenza delle donne anche in campo intellettuale.
Solo un cenno a due altre figure interessantissime : Suor Juana Inés de la Cruz (1648-1695) e Margaret Cavendish, Duchessa di Newcastle (1624-1674). La prima fu, nel Messico del Seicento, una figura eccezionale di poetessa, filosofa, letterata di spicco, che si fece religiosa solo per seguire la sua autentica vocazione, quella della scrittura e dello studio. La seconda fu, nel suo tempo, un genio incompreso : scrisse versi, pensieri, commedie, orazioni ecc. Amava scrivere sugli argomenti più disparati : si interrogava sul perché i cani felici agitino la coda, sulla storia dei monasteri inglesi, sulle virtù delle fate, e si chiedeva se i pesci sanno che il mare è salato.
Arriviamo infine all’Ottocento e alla figura eccezionale di una italiana, Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808-1871). La sua vita ha attraversato la storia italiana dall’età della Restaurazione fino all’unificazione. Ella fu una storica e una filosofa di ottimo livello. Nel 1843 pubblicò in 4 volumi il Saggio sulla formazione del dogma cattolico ,nel 1844 scrisse l’ Essai sur Vico e tradusse in francese la Scienza Nuova . Fondò inoltre diverse riviste culturali, pubblicò saggi storici e partecipò attivamente alla vita politica risorgimentale. Nella sua opera del 1843 fornisce una interpretazione liberale del cristianesimo in quanto dottrina della progressiva redenzione umana attraverso la storia: si dichiara quindi contraria ad ogni tesi di tipo agostiniano o giansenistico che postuli l’eternità del male e del peccato.
Un discorso a parte merita il saggio Della condizione delle donne e del loro avvenire(1866) : la donna italiana è sempre stata – secondo la Belgioioso – una donna attiva e generosa, nella vita domestica come, quando ha potuto farlo, in quella pubblica. Perché allora vige la massima della inferiorità femminile? La Belgioioso si contrappone alle femministe riformatrici in quanto vogliono destrutturare l’ordine sociale senza proporre, a suo avviso, alcuna alternativa. Nell’Italia che ha raggiunto a stento una ancora precaria unità nazionale, riforme troppo radicali sarebbero pericolose e premature. Bisogna piuttosto che le donne rimangano .per lo più, nei loro ruoli tradizionali, svolgendoli al meglio e con quello spirito costruttivo che le ha sempre contraddistinte. Su questa base le donne del futuro potranno costruire, forse, una diversa e più piena forma di felicità.
E concludiamo con il nostro secolo presentando brevemente alcune famose filosofe del Novecento.
EDITH STEIN (1891-1942)
Nata da una famiglia di commercianti ebrei, studiò filosofia a Gottinga con Husserl (il fondatore della corrente filosofica chiamata "fenomenologia", che anticiperà alcuni temi dell’esistenzialismo) e ne divenne assistente. Dopo aver letto la Vita di S.Teresa d’Avila , si convertì nel 1922 al cattolicesimo e nel 1934 si fece suora carmelitana. Nel 1942 fu deportata ad Auschwitz e qui morì poco dopo. E’ stata proclamata "beata" nel 1987. L’originalità del pensiero filosofico di E.S. si nota già dalla sua tesi su Il problema dell’empatia (1917) : per la S. l’empatia è "l’esperienza di soggetti altri da noi e del loro vissuto". Essa va distinta sia dalla percezione che dal ricordo. Il cogliere l’esperienza altrui è un atto consustanziale, integrativo e correttivo della mia esperienza di me stesso e del mio mondo. L’esperienza della empatia non si attua solo al livello della coscienza ma anche a quello dello spirito, dove si è in grado di cogliere il mondo..."