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domenica, agosto 26, 2007
 

I magnifici commenti ( grazie a tutti! ) al post precedente mi spingono a scrivere su gli argomenti tirati in ballo (  formidabili... ) e comincio pertanto con

Il Principio di non contraddizione ovvero del Predatore. (prima puntata )

Intanto comincio a trascivere da Emanuele Severino ( La filosofia dai Greci al nostro tempo-la  filosofia antica e medioevale. Edizioni Bur euro 8.50! ) di cosa stiamo parlando:

..".Aristotele formula così la contrapposizione dell'essere al non-essere:
E' impossibile che, per il medesimo rispetto, la stessa cosa sia e non sia.
( cioè esista e non esista, sia così e non sia così, sia così e il contrario di così):
A tale formulazione è essenziale l'espressione <per il medesimo rispetto> giacchè se per il medesimo rispetto una cosa non può essere ad esempio, insieme piccola e grande, invece può ben esserlo sotto rispetti diversi: può essere piccola oggi, grande domani; piccola rispetto ad x, grande rispetto ad y.
E' questo-che verrà chiamato <principio di non contraddizione> il principio più saldo e più  noto di tutti, che non  ha nulla di ipotetico e senza di cui non si potrebbe comprendere o conoscere alcunché. Esso è quindi <il principio primo> , ossia il fondamento dell'intera conscenza umana..."

Ma di quale conoscenza umana è il fondamento? Della  conoscenza umana razionale, che non è affatto il solo possibile "modo di conoscere" della mente.
E' in realtà un Principio di riconoscimento, di classificazione della Realtà. Dunque, indispensabile per prendere decisioni operative.
<E' impossibile che questo sia contemporaneamente un orango e un uomo> E' dunque certo che sia un orango. Ne consegue che posso ucciderlo.

Il Principio del Predatore.  L'averne fatto il fondamento di tutto il pensiero occidentale ha fatto dell'Occidente la civiltà della predazione, e la Storia lo dimostra. E' servito a trasmettere senza dubbi le conoscenze? Sì, ma ancora e soltanto conoscenze operative , utili a singoli ( anche importantissimi ) scopi.
Non c'è spazio nè  necessità per il sentimento, il silenzio, la quiete, la condivisione. Sono, queste, virtù femminili, irrise come debolezze.

Principio totalmente maschile, orientato all'azione, all'analisi e alla suddivisione della Realtà in parti distinte. < Non può darsi che nello stesso rispetto A sia anche non-A, cioè B > Nasce immediatamente la dualità, quella che la sapienza orientale giudica l'errore supremo.

A e B ( mio figlio e il tuo, l'amico e l'avversario, il  conoscente e lo straniero )  non possono avere la medesima verità, ed essere "capiti" insieme e insieme accettati nel cuore. Il Principio del Predatore  è un principio separatore, cioè, letteralmente, diabolico. Certo, serve ed è servito.  La semplificazione  ( banalizzazione, schematizzazione, astrazione- su cui tornerò ) è e è stata il fondamento della nostra civiltà. Vedete dove ci ha portato; oggi possiamo anche tirare bilanci.

Ma io avrei preferito il Principio di Comunanza : se A, allora anche B. 
Io ero anche l'orango che hai ucciso.
La storia avrebbe avuto un altro corso. Se il principio di non contraddizione fosse stato adoperato per quello che è, un grossolano strumento per operare, e il Principio di Comunanza fosse stato posto alla base della convivenza umana e del "pensiero del cuore", sotto la prevalenza del femminile, dell'agricoltura, del potere sorridente e accomodante  delle Grandi Madri... Ma la Storia non si fa coi se...

Nella seconda puntata mostrerò altri limiti del principio di non contraddizione; sono, lentamente, venuti alla luce. Come dice Emanuele Severino, nel tramonto dell'epistème dell'Occidente ( cetezza indiscutibile, verità inoppugnabile su cui fondare il pensiero ) riposano le speranze per le donne e gli uomini del futuro.  Il nuovo giorno sia femminile, tenero, dubbioso e pieno di morbide ombre...

postato da ilvecchiodellamontagna | 11:11 | commenti (10)


venerdì, agosto 17, 2007
 

Appunti

Che altro si può scrivere il sedici di Agosto, quando una combinazione fortunata e subito conclusa ti mette a disposizione una tastiera e un collegamento?

Per esempio, che i posti che ti hanno visto giovane diventano poi i nostri veri cimiteri delle memorie, dove ogni angolo e scorcio ti rammentano i tuoi morti. Come tornarci, ora che il divenire ha cancellato non solo volti e persone, ma perfino spiaggie, scogli e case?
Non fosse per la vita che rinasce e riafferma le sue ragioni, figli e nipoti e nuove fanciulle in fiore che festeggiano cose che a te mettono solo malinconia...
Ci torni a rimorchio, con l'orecchio teso, lo sguardo che di traverso coglie l'ombra di un altro tempo...

Poi, mentre leggi un libretto, o il giornale, ti sorprende il pensiero che il principio di non contraddizione, che è il fondamento di tutta la logica occidentale, è il principio del predatore,
serve solo ad identificare bene la preda, a non prendere abbagli mortali...
E' un principio maschile, brutale e falso, che una donna non oserebbe mai assumere come verità incontrovertibile ed eterna.
I maschi, a ragione, dicono delle donne che sono esseri incomprensibili, piene di contraddizioni, che non sai mai che vogliono o che pensano. Nessun maschio confesserà  di essere lui il semplificatore di una realtà  complessa, che si rifiuta di vedere e che la donna invece sa  vedere in ogni sfumatura...

O magari, vedendo le false trasmissioni divulgative di Piero Angela & Figlio,  rifletti che è bizzarro davvero vantare come trionfale successo del pensiero umano la banalizzazione di ogni realtà, la semplificazione a fini operativi e di sfruttamento ogni complessità della Natura. Non è vero, come diceva Galileo Galilei, che il gran libro della Natura è scritto in caratteri matematici. 
E' il pensiero razionale dell'uomo che semplifica, trascurando, banalizzando, ritagliando, limitando, e infine si costruisce della Natura un modello a cui può trionfalmente applicare la sua povera matematica. A che fine? Di conoscenza?
No, di sfruttamento....

Per l'appunto, appunti....

Una magnifica estate, piena di dolci ricordi, di vita futura e di attenzione alla complessità...

 

postato da ilvecchiodellamontagna | 15:44 | commenti (13)


martedì, agosto 07, 2007
 

Chapeau!

 E subito dopo, chiuso per ferie.

Hai ragione, vecchio della montagna, non abbiamo una "originale filosofia al femminile", e le filosofe (poche, troppo poche) hanno acceso solo delle piccole luci per quanto luminose. Hanno condiviso il mondo delle paperelle le donne, nel senso nobile dell'adesione al mondo naturale e alla propria natura. Furono quasi certamente loro a scoprire l'agricoltura e a dar luogo alla più grande e incisiva rivoluzione nella storia umana. E certamente sono loro, una larga maggioranza di loro, a prendersi cura della vita in tutti i suoi aspetti.
Quanto a Pitagora, Giamblico proprio alla fine della sua Vita Pitagorica, fa un elenco dei seguaci del filosofo (il primo a definirsi così). E alla fine scrive: Le donne pitagoriche più famose furono le seguenti: Timycha, moglie del Crotniate Myllias, ... Esse furono in tutto diciassette."
Non so quali compiti avessero o come abbiano contribuito con il loro pensiero, ma sempre seguaci furono. Apprezzo molto questo tuo senso di mancanza della visione del mondo e dei mondi e di noi viventi quale sarebbe stata quella delle donne. Ma torniamo alle paperelle e godiamo la capacità di ridere, dormire, svegliarci, amare, essere tristi ed essere felici.
a.
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Caro Vecchio, innanzitutto come stai?
Poi in merito alle donne filosofe è mia convinzione che una donna che faccia filosofia teoretica cercando l'assoluto fondamento snaturi se stessa. La donna dà la vita e le è l attaccata. La donna nella sua forza(hehe pare che noi femminucce fisicamente si sia più forti dei maschietti) è in contatto con la fragilità dell'esistenza e non può farsi troppe illusioni (come gli uomini, così piccoli, che credono davvero di aver trovato il fondamento. Sic!). Certo... io le donne le vedrei bene nella filosofia pratica, nell'ambito dell'agire etico e politico..... Se non c'è una storia della filosofia al femminile è senz'altro perché anche le donne sono state conniventi. Io mi auguro un futuro di filosofia che sia anche un filosofare al femminile, ma un filosofare, davvero, diverso da quello talora cieco e bieco dei maschi.
Un caro saluto. Un abbraccio.
Liza
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Eccomi.
Ti meriti un bacio.
Come prima risposta ermeneutica da uno sguardo femminile del Reale, NON sistemato in teoria.
Il pensiero delle donne (e il mio in esso) spesso e da lunghissima pezza è arrivato a questa tua amarga considerazione. Il pensiero è carente se è solo quello del maschile. Anch'io ho la Storia della Filosofia di Emanuele Severino. In fascicoli. Da ragazzina me la gustavo al posto di topolino. E mi chiedevo anch'io come mai tutti questi uomini, il mio hort gadameriano era duro a trovarsi, l'incontro tra me e il filosofo era sempre parziale, lui non mi contemplava nel suo pensiero e dunque il suo pensiero claudicava di una evidente mancanza. del resto Rousseau mirabile pedagogista in teoria, fu pessimo genitore nella pratica. Teoria e pratica discrepano nel pensiero maschile occidentale.
Un pensiero femminile sistemato in teoria non è mai nato semplicemnte perchè il pensiero femminile NON si ordina in teoria. Il pensiero femminile esiste e appartiene a un'altra categoria, meno speculativa... Sa com'è, viejo, noi mujeres si partorisce, robba di viscere, sangue, dolore, fisica della metafisica; mica massimi sistemi dell'Iperurano e idee platoniche. Doglie, istruttive per la ragion pratica, qui ora, domani e sempre.
Insomma ecco, caro vecchio, avrei lasciato un bacio (contento di te uomo che scopri la mia acqua calda) al posto di questo commento.
Ma il pensiero di cui facciamo parte m'impone di usare parole, ordinarle, dispiegarle, indirizzartele.
Arrivarono? O il bacio arrivò prima.
;-)
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Un abbraccione a tutte e tutti. Sono esule all'Isola d'Elba, come Napoleone. E, come lui, senza computer....
postato da ilvecchiodellamontagna | 13:00 | commenti (4)